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LA CARICA DELLE POLTRONE… (parte II)

FACCE TOSTE E “DOPPI POLTRONISTI”: ECCO ALCUNI NOMI ECCELLENTI...

 

In questi anni i cittadini italiani hanno beneficiato di un alleato in più nella lotta contro i “fannulloni” e gli incapaci della pubblica amministrazione: il ministro “fantuttone” Renato Brunetta, sempre pronto a stigmatizzare la condotta di quegli impiegati pubblici incapaci di restare incollati alla poltrona per tutto l’arco della giornata lavorativa…

I conti, però, sembrano non tornare più se è lo stesso Brunetta a rischiare di assentarsi parecchio dal proprio ufficio ministeriale per svolgere a tempo pieno un nuovo incarico che per lui si configura: quello di sindaco di Venezia!

Il “superministro” della Pubblica Amministrazione, infatti, si è reso disponibile a candidarsi a sindaco di Venezia solo a condizione di non rinunciare né al suo incarico di ministro né al ruolo di parlamentare, triplicando così i suoi impegni!

Il vero “unto dal Signore”, piuttosto che il Cavaliere, sembra essere proprio Brunetta: in confronto alla sua abilità nel moltiplicare incarichi e poltrone, infatti, Gesù Cristo apparirebbe oggi un dilettante nell’arte di moltiplicare soltanto pani e pesci!

Renato Brunetta sembra addirittura voler capitalizzare la propria influenza ministeriale:

-          ottenendo da ben otto ministri di Governo l’impegno a sostenerlo in prima persona nella sua campagna elettorale;

-          e servendo ai propri elettori su un piatto d’argento la promessa di ottenere ben “25 miliardi” di investimenti in favore della sua Città!

Alle critiche sulla sua “ingordigia di potere”, allora, il “ministrino” taglio corto, un po’ seccato e infastidito, ripetendo di essere un “superuomo” in grado di lavorare anche 18/20 ore al giorno…

 

Brunetta, però, non è affatto in cattiva compagnia nell’elenco dei i più noti “doppi poltronisti”.

Un esempio è il caso del collega Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture:

-                      pronto a candidarsi a sindaco di Lecco (dopo essere riuscito, appena lo scorso novembre, a far sbloccare dal Cipe “130 milioni” per la costruzione della Lecco-Bergamo);

-                      ma indisponibile a rinunciare al proprio incarico di viceministro (specie allorquando al suo Ministero toccherà gestire ben “12 miliardi” di euro per l’affare “Expo 2015”!).

 

Altro caso noto è quello di Lucio Stanca, ex ministro per l’Innovazione e le Tecnologie del precedente governo Berlusconi e attualmente:

-                      vicepresidente della Società “Expo 2015” (carica per la quale ha già percepito “450 mila euro” di emolumenti, ovviamente cumulati alla sua rendita da parlamentare);

-                      e deputato (non a caso di frequente assente dai banchi parlamentari, visto i suoi ben più importanti impegni che lo bloccano a Milano!).

 

Altro eccellente “doppio poltronista” è Altiero Matteoli, attualmente:

-                      sindaco di Orbetello (in Toscana);

-                      e ministro dei Trasporti.

 

E che dire di Alfredo Messina:

-                      senatore del Pdl;

-                      e consigliere di amministrazione di Mediaset (la società che controlla interamente la Concessionaria Rti, la quale manda in onda Canale 5, Italia 1 e Rete 4)?

Formalmente nessun parlamentare potrebbe rivestire cariche o funzioni in società “concessionarie pubbliche”.

La giunta delle elezioni del Senato, però, ha giudicato “compatibile” il suo doppio incarico, essendo il sen. Messina formalmente consigliere di Mediaset e non della Rti (di fatto, una “società matrioska” creata per aggirare il divieto di legge!).

 

 

TRA “CONFLITTI D’INTERESSI” E “CONCENTRAZIONI DI POTERE”…

 

Lo scenario che questa “lotteria delle cariche” lascia trasparire è alquanto “desolante” e testimonia l’eccessiva “personalizzazione” della politica e i frequenti “abusi” cui il potere è avvezzo.

Il problema di fondo:

-          non è tanto (o non solo) economico (la cumulazione di più emolumenti in capo ad uno stesso politico);

-          bensì di legalità, efficienza, trasparenza della politica ed autonomia degli enti locali.

 

I-                   un problema di “legalità”:

Come può la politica svolgere una funzione pubblica essenziale (la rappresentanza degli interessi della Comunità e la gestione della finanza pubblica) nel più assoluto “dispregio per le regole”?

Per quale ragione a un politico deve essere concesso un “privilegio” vietato a qualsiasi altro pubblico impiegato (parimenti retribuito con i soldi dei contribuenti), ossia la facoltà di svolgere un “doppio lavoro”?

Quale immagine di correttezza, moralità e serietà si trasmette alla pubblica opinione?

 

II-                 un problema di “efficienza”:

Come si può umanamente immaginare che un politico possa contestualmente svolgere, con la massima “dignità” e dedizione possibile, una pluralità di incarichi così diversi (e “distanti”)?

E come possono i cittadini accettare l’idea di essere amministrati da sindaci “part-time”, pronti a mettersi e sfilarsi la fascia tricolore con la stessa sveltezza con cui le modelle si cambiano i costumi in camerino?

La ratio irrinunciabile del divieto di cumulo delle cariche di parlamentare e di sindaco è proprio quella di evitare il cumulo di funzioni che richiedono un impegno costante e totalizzante, specie per gli enti locali di grandi dimensioni che esigono una gestione a tempo pieno!

 

III-              un problema di “trasparenza”:

Com’è tollerabile questa eccessiva “concentrazione di potere” in poche mani?

Come si possono ragionevolmente evitare “conflitti di interessi”?

E com’è possibile che un solo personaggio divenga tanto indispensabile e “insostituibile” da essere chiamato a svolgere contestualmente diversi incarichi?

 

IV-               un problema di “autonomia” degli enti locali:

E’ normale che un amministratore locale debba svolgere altri incarichi di Governo per aver qualche “chance” in più di aver accesso a finanziamenti pubblici da parte dello Stato?

Come si può “mortificare” l’autonomia e l’indipendenza degli enti locali, che hanno diritto ad esser messi in condizioni di parità tra di loro e a non essere discriminati in ragione dei doppi incarichi (più o meno prestigiosi) assunti dal proprio primo cittadino?

 

L’impressione non può che essere una sola: “si sta superando il limite della decenza. I doppi incarichi abusano della fiducia degli Italiani, che non hanno l’anello al naso!”.

Se questa fosse solo la mia impressione, probabilmente in pochi dovrebbero sentire la preoccupazione di curarsene...

Nel momento, invece, in cui queste sono parole testualmente riferite dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, credo che sia arrivato il tempo di sviluppare una riflessione più seria e profonda sul “malcostume politico italiano”.

19:40:37 . 01 Mar 2010

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