PERCHÉ LA “POLITICA DELLA SICUREZZA” NON VA CONFUSA CON LA “POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE”?
Garantire accoglienza ed ospitalità ai rifugiati non comporta “minimamente” mettere al repentaglio la sicurezza dei cittadini.
La Convenzione di Ginevra (all’art. 1) stabilisce che non possono vantare alcun diritto di asilo le persone nei cui confronti “vi sia serio motivo di sospettare che: a) hanno commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità, nel senso degli strumenti internazionali contenenti disposizioni relative a siffatti crimini; b) hanno commesso un crimine grave di diritto comune fuori dei paese ospitante prima di essere ammesse come rifugiati; c) si sono rese colpevoli di atti contrari agli scopi e ai principi delle Nazioni Unite”.
Inoltre, l’art. 32 stabilisce che “gli Stati contraenti possono espellere un rifugiato che risiede regolarmente sul loro territorio soltanto per motivi di sicurezza nazionale o d’ordine pubblico”.
Un rifugiato, dunque, per definizione non è mai un criminale né un soggetto pericoloso per la Nazione ospitante bensì solo un soggetto che ha bisogno di aiuto ed ospitalità! Ottenere lo status di rifugiato politico, inoltre, non è un facile “escamotage” per rimanere in Italia da parte di chi non ha titolo: le procedure prevedono seri accertamenti (compiuti da 15 commissioni apposite) sia della provenienza che della condizione personale in cui si trova ogni richiedente asilo politico.
Chi sostiene che respingere i barconi degli immigrati serva a garantire la sicurezza nazionale sostiene semplicemente una “sciocchezza”. Gli strumenti e le procedure con cui lo Stato dovrebbe far valere la legalità e combattere la clandestinità sono ben altri:
- facilitare l’individuazione degli immigrati irregolari nei Cit (a tale esigenza, in parte, risponde il prolungamento dei termini di permanenza nei Cit -da 2 a 6 mesi- deciso dal Governo col d.l. sulla sicurezza in discussione in Parlamento)
- accertare che si tratti di semplici “migranti economici” (non di rifugiati)
- e garantire e velocizzare le procedure di espulsione dei clandestini che non hanno titolo a risiedere nel nostro territorio. La legalità interna non può garantirsi operando nell’illegalità internazionale: questa è una contraddizione inaccettabile!
VIVIAMO UN’EMERGENZA IMMIGRAZIONE?
Perché gli Italiani sono così indulgenti nei confronti di una politica sull’immigrazione che -per limitarci ad un eufemismo …- non fa “onore” alla nostra storia di immigrati e tradizione di popolo ospitale? Credo soprattutto per la crescente cultura della “paura” e della “diffidenza” che una certa destra populista ha gioco facile a cavalcare, specie in campagna elettorale: è la paura della paventata “invasione islamica” ad incutere timori! Ma occorre davvero avere timori?
Anche in questo caso, la realtà è inequivocabilmente diversa da quel che appare (anche se agli Italiani quasi più nessuno la racconta!). Secondo Laura Boldrini, portavoce per l’Italia dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, di coloro che nel 2008 sono sbarcati sulle coste italiane:
- circa il 75% ha chiesto asilo
- e, di questi, circa il 50% ha avuto riconosciuto lo status di “rifugiato politico”!
In Italia, inoltre, sono presenti in totale circa 38.000 rifugiati. Quanti sono nel resto d’Europa? Per fare qualche esempio:
- in Germania, oltre 680.000
- in Inghilterra, oltre 300.000
- ed in Francia, oltre 150.000!
Come se non bastasse, l’Italia è storicamente tra i paesi europei con la più bassa percentuale di immigrati in rapporto alla popolazione autoctona. Stiamo davvero vivendo, allora, un’emergenza immigrazione???
ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI …
L’emergenza più grave e preoccupante da affrontare nei prossimi anni non sarà certo quella dello “straniero” bensì quella della paura e della ignoranza di noi Italiani! (su questo non voglio nutrire molte illusioni …) E’ innegabile che il numero degli immigrati oggi presenti in Italia è aumentato in maniera rilevante rispetto a dieci anni fa (e che tal numero è destinato ad aumentare ulteriormente negli anni a venire …).
Questo è un “fenomeno globale” -certamente non solo italiano- legato all’enorme disparità economica:
- tra l’Occidente, sempre più ricco
- ed un Terzo Mondo sempre più povero e disperato.
Pensare di fermare, arrestare o bloccare introducendo il reato di “clandestinità” o facendo sentire la “voce grossa” del Ministro Maroni (di cui, francamente, chi arriva in Italia il più delle volte nemmeno conosce l’esistenza!) la innata e insopprimibile aspirazione a “vivere” (per non più “sopravvivere”!) di centinaia di milioni di persone nel mondo è come cercare di arginare un’onda opponendosi con una mano tesa!
L’immigrazione è un “processo naturale”, accentuato dalle responsabilità di noi occidentali: non va bloccato, bensì gestito e governato! E’ non solo inutile quanto “dannoso” affrontare il fenomeno migratorio:
- inculcando nella gente paura e diffidenza verso il “diverso” (proporre classi separate per gli immigrati, incentivare i presidi a segnalare i figli dei clandestini, richiedere ai medici di denunciare i pazienti immigrati irregolari, innalzare muri nelle città, costruire nuovi ghetti o impedire agli immigrati musulmani di professare liberamente la loro religione in appositi luoghi di culto sono tutti pessimi segnali di “inciviltà” offerti dalla politica all’opinione pubblica!)
- oppure alimentando la sindrome dell’“emergenza continua” (da invocare per giustificare l’assunzione di condotte, quale il respingimento dei barconi di disperati in mare, in pieno dispregio del diritto internazionale ed interno!).
Occorrerebbe, piuttosto, cercare di educare al rispetto e di imporre la legalità:
- “rispetto” verso chi raggiunge le nostre coste fuggendo da situazioni per noi “inimmaginabili”, meritando di essere trattato come una “persona” piuttosto che un fastidioso problema di ordine pubblico (lo stallo di cinque giorni in cui, nelle scorse settimane, si è tenuta una nave venuta in soccorso di naufraghi clandestini nelle acque tra Malta e l’Italia, in attesa che uno dei due paesi autorizzasse finalmente l’ingresso della nave nei propri mari, è una delle pagine più miserevoli della nostra storia!)
- “legalità”, che sarebbe compito dello Stato far rispettare semplicemente imponendo le regole di uno “Stato di diritto” (riconoscendo asilo politico ai profughi e, di contro, espellendo in maniera rapida e certa i migranti venuti nel bel Paese non rispettando le regole d’ingresso previste dal nostro ordinamento).
Gaspare Serra
PROFILO PERSONALE FACEBOOK: http://www.facebook.com/profile.php?id=1251748603&ref=name
GRUPPO FACEBOOK “AL SALAM (contro le guerre, contro il razzismo, per i diritti dell’infanzia!)”: http://www.facebook.com/group.php?gid=48570527239
Garantire accoglienza ed ospitalità ai rifugiati non comporta “minimamente” mettere al repentaglio la sicurezza dei cittadini.
La Convenzione di Ginevra (all’art. 1) stabilisce che non possono vantare alcun diritto di asilo le persone nei cui confronti “vi sia serio motivo di sospettare che: a) hanno commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità, nel senso degli strumenti internazionali contenenti disposizioni relative a siffatti crimini; b) hanno commesso un crimine grave di diritto comune fuori dei paese ospitante prima di essere ammesse come rifugiati; c) si sono rese colpevoli di atti contrari agli scopi e ai principi delle Nazioni Unite”.
Inoltre, l’art. 32 stabilisce che “gli Stati contraenti possono espellere un rifugiato che risiede regolarmente sul loro territorio soltanto per motivi di sicurezza nazionale o d’ordine pubblico”.
Un rifugiato, dunque, per definizione non è mai un criminale né un soggetto pericoloso per la Nazione ospitante bensì solo un soggetto che ha bisogno di aiuto ed ospitalità! Ottenere lo status di rifugiato politico, inoltre, non è un facile “escamotage” per rimanere in Italia da parte di chi non ha titolo: le procedure prevedono seri accertamenti (compiuti da 15 commissioni apposite) sia della provenienza che della condizione personale in cui si trova ogni richiedente asilo politico.
Chi sostiene che respingere i barconi degli immigrati serva a garantire la sicurezza nazionale sostiene semplicemente una “sciocchezza”. Gli strumenti e le procedure con cui lo Stato dovrebbe far valere la legalità e combattere la clandestinità sono ben altri:
- facilitare l’individuazione degli immigrati irregolari nei Cit (a tale esigenza, in parte, risponde il prolungamento dei termini di permanenza nei Cit -da 2 a 6 mesi- deciso dal Governo col d.l. sulla sicurezza in discussione in Parlamento)
- accertare che si tratti di semplici “migranti economici” (non di rifugiati)
- e garantire e velocizzare le procedure di espulsione dei clandestini che non hanno titolo a risiedere nel nostro territorio. La legalità interna non può garantirsi operando nell’illegalità internazionale: questa è una contraddizione inaccettabile!
VIVIAMO UN’EMERGENZA IMMIGRAZIONE?
Perché gli Italiani sono così indulgenti nei confronti di una politica sull’immigrazione che -per limitarci ad un eufemismo …- non fa “onore” alla nostra storia di immigrati e tradizione di popolo ospitale? Credo soprattutto per la crescente cultura della “paura” e della “diffidenza” che una certa destra populista ha gioco facile a cavalcare, specie in campagna elettorale: è la paura della paventata “invasione islamica” ad incutere timori! Ma occorre davvero avere timori?
Anche in questo caso, la realtà è inequivocabilmente diversa da quel che appare (anche se agli Italiani quasi più nessuno la racconta!). Secondo Laura Boldrini, portavoce per l’Italia dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, di coloro che nel 2008 sono sbarcati sulle coste italiane:
- circa il 75% ha chiesto asilo
- e, di questi, circa il 50% ha avuto riconosciuto lo status di “rifugiato politico”!
In Italia, inoltre, sono presenti in totale circa 38.000 rifugiati. Quanti sono nel resto d’Europa? Per fare qualche esempio:
- in Germania, oltre 680.000
- in Inghilterra, oltre 300.000
- ed in Francia, oltre 150.000!
Come se non bastasse, l’Italia è storicamente tra i paesi europei con la più bassa percentuale di immigrati in rapporto alla popolazione autoctona. Stiamo davvero vivendo, allora, un’emergenza immigrazione???
ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI …
L’emergenza più grave e preoccupante da affrontare nei prossimi anni non sarà certo quella dello “straniero” bensì quella della paura e della ignoranza di noi Italiani! (su questo non voglio nutrire molte illusioni …) E’ innegabile che il numero degli immigrati oggi presenti in Italia è aumentato in maniera rilevante rispetto a dieci anni fa (e che tal numero è destinato ad aumentare ulteriormente negli anni a venire …).
Questo è un “fenomeno globale” -certamente non solo italiano- legato all’enorme disparità economica:
- tra l’Occidente, sempre più ricco
- ed un Terzo Mondo sempre più povero e disperato.
Pensare di fermare, arrestare o bloccare introducendo il reato di “clandestinità” o facendo sentire la “voce grossa” del Ministro Maroni (di cui, francamente, chi arriva in Italia il più delle volte nemmeno conosce l’esistenza!) la innata e insopprimibile aspirazione a “vivere” (per non più “sopravvivere”!) di centinaia di milioni di persone nel mondo è come cercare di arginare un’onda opponendosi con una mano tesa!
L’immigrazione è un “processo naturale”, accentuato dalle responsabilità di noi occidentali: non va bloccato, bensì gestito e governato! E’ non solo inutile quanto “dannoso” affrontare il fenomeno migratorio:
- inculcando nella gente paura e diffidenza verso il “diverso” (proporre classi separate per gli immigrati, incentivare i presidi a segnalare i figli dei clandestini, richiedere ai medici di denunciare i pazienti immigrati irregolari, innalzare muri nelle città, costruire nuovi ghetti o impedire agli immigrati musulmani di professare liberamente la loro religione in appositi luoghi di culto sono tutti pessimi segnali di “inciviltà” offerti dalla politica all’opinione pubblica!)
- oppure alimentando la sindrome dell’“emergenza continua” (da invocare per giustificare l’assunzione di condotte, quale il respingimento dei barconi di disperati in mare, in pieno dispregio del diritto internazionale ed interno!).
Occorrerebbe, piuttosto, cercare di educare al rispetto e di imporre la legalità:
- “rispetto” verso chi raggiunge le nostre coste fuggendo da situazioni per noi “inimmaginabili”, meritando di essere trattato come una “persona” piuttosto che un fastidioso problema di ordine pubblico (lo stallo di cinque giorni in cui, nelle scorse settimane, si è tenuta una nave venuta in soccorso di naufraghi clandestini nelle acque tra Malta e l’Italia, in attesa che uno dei due paesi autorizzasse finalmente l’ingresso della nave nei propri mari, è una delle pagine più miserevoli della nostra storia!)
- “legalità”, che sarebbe compito dello Stato far rispettare semplicemente imponendo le regole di uno “Stato di diritto” (riconoscendo asilo politico ai profughi e, di contro, espellendo in maniera rapida e certa i migranti venuti nel bel Paese non rispettando le regole d’ingresso previste dal nostro ordinamento).
Gaspare Serra
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15:03:56 . 13 Mag 2009
Sicuramente, sfruttare queste tendenze "naturali" è, a dir poco, aberrante; una società civile dovrebbe incentivare la popolazione alla convivenza attraverso la conoscenza, invece di accentuare la diversità creando fobie che possono solo portare danno, non solo agli emigranti ma anche a noi stessi, poiché, ci priva della possibilità di allargare il nostro orizzonte conoscitivo.