E’ straordinario lo risultato che, alle primarie pugliesi del 24 gennaio, hanno decretato gli elettori del centrosinistra: Nichi Vendola ha “stravinto” sul proprio avversario Boccia con oltre il 70% dei consensi (conquistando dunque voti anche tra gli elettori del Pd e dell’Idv!).
Qual’è il “significato politico” di queste primarie?
Questa è una vittoria che va ben oltre i confini della Puglia! Il messaggio della base elettorale di Sinistra è inequivocabile:
I- basta con la “politica politicante”, con la vecchia politica (“stile Prima Repubblica”) che sta riemergendo lentamente nel Pd (pronta a sacrificare la coerenza e la trasparenza delle idee e delle alleanze sull’altare di interessi elettorali -se non personali!-)
II- e si investi tutto, invece, sulla “speranza di rinnovamento” rilanciando una Politica vera, fatta di idee e prospettive (non di calcoli ed interessi!).
Boccia è stato il candidato voluto da Massimo D’Alema
ed espressione della strategia politica perseguita dal segretario Bersani: la
sua bocciatura (sulla carta improbabile, essendo l’avversario un candidato
espressione del partito minore della coalizione: “Sinistra e Libertà”) è la
bocciatura dell’intera classe dirigente del Pd!
Allearsi con l’Udc (il partito della politica dei “due forni” e con Cuffaro tra i suoi dirigenti nazionali) nella speranza di qualche voticino in più?
A questa prospettiva gli elettori di centrosinistra hanno risposto inequivocabilmente:
- meglio una “sconfitta con onore”, ma capace di aprire una prospettiva per il futuro della Sinistra (in Puglia come a livello nazionale)
- che una “vittoria striminzita” (sul modello dell’ultimo governo Prodi) destinata ad affliggere con mal umori l’intera base di Sinistra (probabilmente alimentando l’astensionismo) e a logorare i partiti di coalizione (contrapponendo le forze centriste e di Sinistra in una infinita contrapposizione ideologica!).
In Puglia il Pd ha adottato una strategia politica al limite dell’assurdo:
I- si è lodato il presidente Vendola per il lavoro svolto in 5 anni alla Regione finendo, però, col chiedergli gentilmente di “farsi da parte” per interessi superiori della coalizione (in pratica, cedendo al ricatto dell’Udc ed ottenendo lo stesso risultato per cui il Pdl è stato aspramente criticato in Veneto per come si è comportata col governatore Gala!)
II- si è proposto come candidato, in un primo momento, Michele Emiliano, da pochi mesi eletto eletto a sindaco di Bari, così chiedendogli di tradire il mandato conferitogli dagli elettori! E se questi non ha accettato la proposta è stato solo per il fatto che non gli è stata concessa una leggina “ad hoc” per permettergli di svolgere contestualmente l’incarico di sindaco e di presidente di Regione (copiando il modello berlusconiano tanto osteggiato delle “leggi ad personam”!)
III- si è deciso, alla fine, di candidare Boccia, ossia lo stesso politico sconfitto da Vendola alle Primari di 5 anni fa! Del resto la strategia di D’Alema è sempre stata chiara: “squadra che perde non si cambia”!
IV- si è tentato di non far svolgere le primarie, al fine di imporre la candidatura di Boccia “d’ufficio” con la scusa della mancanza di tempo utile (mentre il segretario Bersani, al momento della sua nomina, aveva promesso che le primarie sarebbero state lo strumento ordinario di scelta dei candidati!). Ma se si è arrivati all’ultimo momento utile per la candidatura di Boccia di chi è la colpa? Di Vendola, che ha annunciato la propria disponibilità a ricandidarsi alla Regione sin dal settembre 2009, oppure del Pd, che ha dovuto attendere il 2010 per arrivare ad una intesa interna su Boccia?
V- ed, infine, si è chiesto agli elettori di far confluire il proprio voto su Boccia per consentire una alleanza regionale con l’Udc, in modo ce la Regione Puglia rappresentasse un laboratorio politico utile per costruire un’alleanza col partito di Casini anche a livello nazionale.
La lezione impartita dalle primarie pugliesi, dunque, è chiara:
- il Pd deve ancora scegliere da che parte stare
- nel frattempo, però, gli elettori hanno già scelto!
Spesso ogni critica nei confronti del Pd è tacciata di essere espressione di “qualunquismo”… Ma di cosa potrebbe essere “soddisfatto”, ad oggi, un elettore del Pd?
I- Di aver votato fino al giorno prima i Ds (in gran parte) per ritrovarsi d’improvviso confluire in un partito “neo-centrista” (ed impegnato nella costruzione di un’alleanza con l’Udc?)
II- Di aver chiesto un rinnovamento della classe politica (fin dal 2001!) e di ritrovarsi, invece, ancora “D’Alema & C.” a determinare da dietro le quinte le strategie del partito?
III- Di aver creduto nella costruzione di un partito “a vocazione maggioritaria” e nel ritrovarsi, invece, un partito che in molte Regioni chiede disperatamente l’appoggio dell’Udc per avere una qualche minima speranza di successo?
IV- Di aver contribuito, col proprio “voto utile”, ad epurare dal Parlamento ogni rappresentanza socialista, ambientalista e più spiccatamente di Sinistra, senza per questo rafforzare il Pd?
La mia convinzione è che “il problema” del centrosinistra sia lo stesso progetto
del Pd: la convinzione di superare in pochi anni le distinzioni ideologiche del
‘900 per creare un partito “democratico” né di Sinistra né di centro.
Il rinnovamento politico promosso da Veltroni ha prodotto, in realtà, soltanto la costruzione di un partito “senza identità” e senza “cuore e sentimento” (componenti essenziali della politica!), guidato dallo stesso gruppo dirigente degli anni passati.
Lo sbocco più logico alla crisi dell’ultimo governo Prodi (ma questa, ormai, è “fantapolitica”...) sarebbe stato quello:
- di aggregare tutte le forze della Sinistra in un unico partito
- e di costruire una coalizione di governo assieme ad una forza centrista riformista (quale l’ex Margherita).
Ciò avrebbe consentito ad ogni partito:
- di mantenere una propria chiara identità (di chiedere il voto agli elettori in nome di una propria idea di Società)
- e di scendere ai compromessi indispensabili per governare, una volta vinte le elezioni, anche in ragione della forza elettorale conseguita da ognuno.
Si è scelta, invece, un’altra strada: quella di costruire un unico “partito di centrosinistra” (il Pd). Vedremo fin quando il Pd sopravvivrà alla “emorragia di consensi” ed alla “frammentazione interna” (cui la recente fuoriuscita di Rutelli rappresenta solo l’inizio...) che lo hanno fin qui contraddistinto.
anzitutto, per rispondere alla sua curiosità, Le dico che non sono né sardo né pugliese, bensì siciliano...
In secondo luogo, Le dico che:
I- ho certamente preferito la vittoria di Vendola su Boccia alle primarie perché la vittoria di Boccia sarebbe equivalsa alla vittoria di un candidato imposto nella regione dai vertiti del Pd (D'Alema su tutti) ed espressione della linea pro-alleanza con l'Udc (partito che ritengo anni luce distante dal mio orizzonte politico!)
II- di Vendola apprezzo soprattutto:
- la volontà riformatrice del funzionamento della Sanità pugliese (l'unica, tra le regioni del Sud, a non aver sforato il deficit di bilancio)
- il continuo accento alla necessità di tener ferma la bussola sulla "questione morale"
- e la campagna per il mantenimento del controllo pubblico sull'acquedotto pugliese e contro ogni ipotesi di ritorno al nucleare