LA STORIA SI RIPETE?
Molti, ipotizzando le conseguenze di un successo del referendum elettorale, hanno apertamente parlato di rischio di “emergenza democratica”.
E’ una invocazione eccessiva?
Prima di rispondere sbrigativamente, rinfreschiamo un po’ la memoria … (spero che almeno la Storia, in questo Paese, sia condivisa!).
Il 18 novembre del 1923 è entrata in vigore in Italia la legge elettorale “Acerbo”, che prevedeva:
- l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale
- e l’elezione in blocco di tutti i candidati della singola lista che otteneva la maggioranza relativa con una percentuale superiore al 25%.
Alle elezioni del 6 aprile 1924 il “Listone” guidato da Benito Mussolini prese il 61,3% dei voti: il premio di maggioranza, così, scattò in favore del Partito nazionale fascista (che, tra le liste parte del Listone, risultò la più votata).
Il resto della storia è facilmente consultabile nei libri scolastici …
Il fascismo non nacque da una rivoluzione ma da una “elezione democratica”, favorito da una legge elettorale non molto diversa da quella che uscirebbe dal referendum del 21 giungo prossimo se passasse il “Si”!!!
Il 31 marzo 1953 fu promulgata la legge elettorale n. 148, definita dai suoi oppositori “Legge truffa”.
Si trattava di una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale del 1946: la legge introduceva un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei Deputati alla lista (o al gruppo di liste “apparentate”) in caso di raggiungimento del 50%+1 dei voti validi.
Alle elezioni politiche di quell’anno le liste apparentate guidate dalla Dc ottennero solo il 49,8% dei voti: per un soffio non è scattato il premio di maggioranza previsto!
Ci rendiamo “oggettivamente” conto (al di là del diverso contesto storico-politico in cui viviamo …) che il referendum elettorale del prossimo giugno è una versione “molto peggiorativa”:
- sia della “Legge Acerbo” del ’23
- che della “Legge Truffa” del ‘53?!
PERCHE’ LA SCELTA DEL PD DI VOTARE “SI” E’ “MASOCHISTA”?
Se fosse stato Berlusconi a promuovere un progetto di legge elettorale avente i connotati del referendum qui in oggetto non ho dubbi che la risposta delle opposizioni sarebbe stata prevedibile: tacciare questo come un tentativo di “fascistizzazione” dello Stato!
Come è spiegabile, allora, il fatto che tra i sostenitori del “Si” al referendum vi sia in prima fila il segretario democratico Franceschini?
Il Pd, dimostrando di essere totalmente “allo sbando” (una nave alla “deriva elettorale” senza più timoniere!), ha fatto “tragicamente male” i conti in casa propria: puntando a competere contro Berlusconi come unica forza d’opposizione spendibile in un eventuale sistema bipartitico (delineato dal referendum) rischia di “regalare” il Paese in mano al Pdl non per i prossimi anni bensì per i futuri decenni!
Il convincimento del Pd è quello per cui sostenere il referendum sia il mezzo migliore per ottenere un altro risultato sperato: far pressione sul centrodestra per cambiare in Parlamento il “porcellum”.
Ma quale interesse avrebbe Berlusconi, se vincesse il “Si”, a modificare una legge elettorale (riformulata dal referendum) con cui il Pdl “andrebbe a nozze”???
Immaginiamo qualche possibile scenario:
- in Italia esiste un partito “padronale” (il Pdl) con un consenso che si aggira intorno al 40%
- la legge elettorale (come modificata dal referendum) consegnerebbe le chiavi del Paese al solo partito più votato
- Berlusconi (capo del Pdl) da anni ripete di auspicare (per governare senza impicci e senza i fastidi degli alleati …) di conseguire per il proprio partito la maggioranza assoluta dei consensi
- il Premier ha già dichiarato che voterà (e farà votare) “Si” al referendum del prossimo 21 giugno ...
Se vincesse il referendum, c’è qualcuno pronto a scommettere che il Cavaliere si lascerebbe sfuggire l’occasione di indire immediate elezioni (col pretesto di un Parlamento delegittimato a seguito del risultato referendario …)???
Comunque stiano le cose, ovviamente, la contrarietà a questo referendum deve essere “di principio”, prescindendo dagli interessi elettorali di una parte politica o dell’altra!
PERCHE’ E’ PIU’ EFFICACE L’ “ASTENSIONE” CHE IL VOTO CONTRARIO?
Le elezioni referendarie hanno una valenza diversa dalle elezioni europee, politiche o amministrative: conta non solo il voto ma anche il “non voto”!
Anzi l’astensione può contare più del voto se decisiva a non far raggiungere il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto recatisi alle urne!
Per tal ragione, considerata l’alta probabilità che non si raggiunga il quorum (dato il non accorpamento del referendum con le elezioni europee), la strategia migliore (in quanto più efficace) per opporsi al referendum è quella di “non votare”!
L’opzione astensionistica non è affatto una scelta “qualunquista” o inutile: è la stessa Costituzione, prevedendo un quorum per la validità dei referendum abrogativi, a riconoscere un ruolo utile all’astensione!
Per usare le parole di Pancho Pardi: “far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia!”
TI INVITO, INOLTRE, A LEGGERE LA SEZIONE “PROPOSTE PER RIFORMARE LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ITALIANA” SU:
http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/note.php?note_id=110630519224&ref=mf
Gaspare Serra
GRUPPO “ABOLIAMO LE PROVINCE !!!:
http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472
1- Il mio INVITO ALL’ASTENSIONE:
a- è RELATIVO AL SOLO REFERENDUM (non alle elezioni europee!)
b- ed è RIVOLTO A TUTTI COLORO CONTRARI al referendum (a prescindere dalla collocazione politica di ognuno!).
Non mi rivolgo ai “qualunquisti” o “apatici”, a coloro meramente “disinteressati” alla politica (i quali non voterebbero a prescindere!): mi appello, invece, coloro che, venuti a conoscenza di ciò che effettivamente prevede il referendum, ritengono lo stesso una “porcata” al pari (se non peggio!) della legge elettorale vigente!
2- NON VOTARE E’ L’UNICA SCELTA “UTILE” (non esiste alternativa più efficace!) poiché:
a- vista la data scelta (in piena estate) ed il non accorpamento del referendum con le elezioni europee, E’ ALTA LA PROBABILITA’ CHE NON SI RAGGIUNGA IL QUORUM
(se si fosse votato il 6-7 giugno, al contrario, sarebbe stato “intelligente” votare No poiché alta sarebbe stata la probabilità che comunque il quorum si fosse raggiunto!)
b- E’ ALTAMENTE PROBABILE, al contrario, CHE CHI SI RECHERA’ ALLE URNE VOTERA’ IN MAGGIORANZA “SI” (non fosse altro perché questa è l’indicazione di voto dei leader dei due partiti, Pdl e Pd, che insieme rappresentano oltre il 60% dell’elettorato italiano!)
Votare No ma far raggiungere il quorum, allora, servirebbe solo a far valere i prevalenti “Si”: chi è davvero e fermamente “contrario” a questo referendum, dunque, “si astenga”!!!
L’astensione “non è” una scelta qualunquista o “superflua”: chi si astiene “coscientemente” (consapevole dei rischi conseguenti al raggiungimento del quorum) e non per semplice “disinteresse” compie una valida “scelta politica”!
“Non votare” non vuol dire darla vinta ai referendari o essere “superficiali”: vuol dire, semmai, far fallire clamorosamente questo referendum!
(non vi fa per nulla riflettere il fatto che i referendari temono più la vostra “astensione” piuttosto che il vostro “voto contrario”???).
Scegliere di votare a tutti costi ed in ogni caso può essere una rispettabile scelta “romantica” e “di principio”… ma rischia di ritorcersi terribilmente contro gli interessi di chi sceglie di votare “No”!
Il rischio da evitare è che lo “zelo moralista” di chi aborra questo referendum ma sceglie comunque di andare a votare finisca col fare il più grande ed inatteso regalo ai soli promotori del referendum!
3- OPPORSI AL REFERENDUM “NON E’ UNA SCELTA DI PARTE”!
Per quel che mi riguarda, la mia contrarietà ai quesiti referendari non è dettata dalla paura (o dall’interesse) che il risultato referendario favorisca direttamente il Pdl o il Pd …
E’ una questione “di principio”:
- difendere la “democrazia rappresentativa”
- difendere il valore del nostro voto
- difendere il rispetto delle nostre scelte (chiunque ognuno di noi voti!).
Non si tratta di custodire partitini dell’1/2% … Si tratta di difendere il diritto all’esistenza di partiti che, pur espressione di “milioni di voti” (raggiungendo il 7,9% dei consensi, ad esempio) non avrebbero nemmeno un rappresentante al Senato (dato la soglia di sbarramento dell’8% che si vorrebbe introdurre!)