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FAMIGLIA O “FAMIGLIE”? (parte I)

IL VALORE DELLA “FAMIGLIA”

 

Ognuno di noi per anni non ha avuto altra guida nella vita se non quella della Famiglia.

Tua madre, tuo padre: non semplici personaggi sul palcoscenico “tragicomico” del mondo bensì gli unici protagonisti, le sole figure capaci di incoraggiarti, rimproverarti, spiegarti, consigliarti … tutto semplicemente al fine che tu divenga “buon regista” di te stesso!

In Famiglia siamo cresciuti, abbiamo impariamo tanto, appreso infinità di cose, sbagliato quel che basta … maturando un “senso positivo” della Vita, scoprendo come l’unità familiare sia riposta in una semplice, amabile parola: “dono”, puro piacere di donare gratuitamente se stessi agli altri!

La Famiglia è il primo sguardo rivolto al vergine mondo dei sentimenti, fiume in piena da cui lasciarsi trascinare tenendo vivo uno dei sentimenti in nome dei quali valga la pena di vivere: l’Amore.

 

Giunti alla soglia della maturità, avvicinandosi il tempo in cui non avremo più posto nella Famiglia dove a lungo si sono festeggiati i nostri natali, più stringente cresce in noi il “bisogno” di credere che l’avventura non possa concludersi qui: può ancora una volta sbocciare la gemma d’una nuova unione, di cui stavolta tu non sia più il frutto bensì il “seme”!

E’ lungo questo “percorso di coscienza” che ci rendiamo consapevoli di una immutabile verità: nell’itinere del nostro vivere non si prospetta altra meta che l’unione:

-          tra l’uomo capace di donare di sé anima e corpo

-          e  la donna in grado di guardare fin nel profondo degli occhi il proprio uomo, pronunciando per l’ennesima volta (accompagnata da un interminabile sospiro …) le solite uniche due inconfondibili parole: “ti amo”.

E’ così che nasce e cresce irrefrenabile il “bisogno d’amare”: amare non come mera passione, abbandono corporale al puro piacere, attrazione fisica … bensì l’amore che nasce da dentro ... dal profondo … e che non può che suggellarsi splendidamente in un’unione coniugale in cui gli amanti non abbiano alcun timore a proclamare, davanti la soglia d’un altare, l’“eternità” del loro stare insieme: indissolubile relazione, reciproca donazione, abbandono al fascino di un “destino comune”!

 

Amarsi, legarsi nel vincolo della Famiglia, non significa “incatenare” le proprie libertà né “spersonalizzarsi” né perdere la propria identità … bensì maturare, “incontrarsi senza rinnegarsi”, per giungere ad una comprensione più profonda di sé.

E’ così che il vivere insieme, lo stringere un legame affettivo, consente all’uomo di godere della sola libertà a cui potere aspirare nella vita: la libertà di “essere” (per se stessi e per gli altri!).

L’uomo che vede ampliarsi i propri orizzonti in quelli della propria donna, dei propri figli, è un uomo “libero” dai propri limiti, capace di guardare al di là, superando i confini di se stesso!

Al di fuori della Famiglia non si è che “mendicanti”, nomadi nel “deserto degli istinti”, senza orientamento né orizzonti, in uno stato (consapevole o incosciente) di isolamento e solitudine che la Società di per sé non è in grado di compensare perché essa stessa poggia nella Famiglia, pietra miliare di ogni salda “costruzione sociale”: la Società non è altro che una “sovrastruttura della Famiglia”: una volta di pietre destinata a collassare, a crollare su di sé, se venisse rimossa la “centralità della Famiglia”.

La Famiglia eleva l’uomo. Si fonda su un rapporto naturale fra i sessi ma dà a tale unione un carattere “etico”, spirituale, favorendo una stabile relazione che si esplica nella procreazione e nell’educazione dei figli: solo così (nel senso d’amore per una donna, per i propri figli) l’uomo riesce ad appagare quella necessità di sentirsi “essenziale” per qualcuno, una “pedina vitale” nel gioco della Vita!

 

In Famiglia si instaurano le giuste condizioni per cui due persone possano vivere liberamente il proprio amore e la propria sessualità, eternandoli con il frutto maturo dei figli.

E’ proprio dall’armonia dei rapporti familiari che i figli stessi trarranno il bisogno, un giorno, di costituirsi parte d’una nuova Famiglia, portatori degli stessi principi e valori che i genitori avranno saputo radicare nelle loro coscienze (se consapevoli dell’impegnativo compito educativo a cui sono stati chiamati):

-          il rispetto per gli altri e per la diversità

-          la solidarietà e la generosità

-          il senso di giustizia e moralità

-          l’amore per le cose frutto d’un dono …

E’ così che i figli diverranno nuovi cittadini, membri attivi e vitali della Società: una Società che cresce al crescere della Famiglia, valorizzando l’importante funzione sociale ed il ruolo strategico svolto dalla stessa nel processo di formazione delle nuove generazioni.

La Famiglia acquista un ruolo centrale perché il processo di integrazione sociale di ognuno di noi è segnato in gran parte dai primi legami affettivi vissuti in Famiglia. Ciò per il “ruolo guida” assolto dalla Famiglia nel delicato passaggio:

-          dalla dipendenza all’autonomia

-          dalla “casa” al “gruppo”

-          e dal “gruppo” alla “Società”.

La Famiglia, indirettamente, diviene così parte attiva di un orientamento culturale che tende a sviluppare il senso critico dei più giovani: è in Famiglia che si creano (o “si dovrebbero” erigere …) le “fondamenta etiche” dell’edificio culturale di ogni persona.

 

LEGGI LA SECONDA PARTE DEL SAGGIO SU:

http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/FAMIGLIA-O-FAMIGLIE-parte-II-b1-p174.htm

13:44:09 . 14 Mag 2009

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http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/FAMIGLIA-O-FAMIGLIE-parte-I-b1-p175.htm

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