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DIRITTI “PRECARI”

Il 2009 è già in archivio. In archivio, però, non sono finiti i numerosi problemi sociali e le incognite economiche che esso ci ha lasciati sulle spalle! Tra questi vi è la fine dei precari della Scuola, che il Governo ha deciso senza molti patemi di archiviare come “pratica chiusa”: da settembre in circa 18 mila supplenti sono restati a casa senza stipendio, sia pure dopo molti anni di incarichi e speranze di stabilizzazione. In pratica, un enorme “licenziamento collettivo” deciso dallo Stato proprio in una fase di crisi acuta in cui si dice di mettere mano a tutti gli strumenti possibili e le risorse disponibili per tutelare i posti di lavoro!

Più in dettaglio, il Governo (nonostante l’aumento del numero degli alunni ed a fronte di 40.000 pensionamenti) ha tagliato 57.368 posti di docenza, facendo così mancare l’incarico a ben “17.530” precari! Ciò significa che i 286.000 supplenti abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (in particolare tutti coloro aventi già raggiunto la mezza età) dovranno definitivamente rinunciare ad ogni prospettiva di carriera nella Scuola!

 

Lo scorso 7 gennaio, nel corso della trasmissione “Annozero” di Michele Santoro, si è tornati sulla questione. A rimettere l’accento sul tema ci ha pensato un ospite del pubblico, Barbara Evola, protagonista di un interessante scontro dialettico con l’ex ministro Roberto Castelli che invito a riascoltare su:

http://www.youtube.com/watch?v=8umpNWGqD_Q

Perché questo intervento è degno di nota?

Per il fatto che la sig.ra Evola è intervenuto “nel merito” delle questioni del precariato e dei tagli alla scuola, senza faziosità o condizionamenti ideologici e mostrando grande capacità di controbattere (colpo su colpo) alle “provocazioni” dell’ex ministro della Repubblica (padana?) Castelli!

 

La semplicità e ragionevolezza di un simile intervento (rivolto ai 5 milioni di telespettatori in ascolto), allo stesso modo, spiegano tutto il “fastidio” che la politica (incarnata in questo caso dall’on. Castelli), vista la sua generale “incapacità” nel rispondere nel merito delle questioni, ha provato nei confronti di una cittadina (non “suddito”!):

-          consapevole (anche a proprie spese…) della realtà economico-sociale in cui vivono

-          pronta ad avanzare domande a chi ha il potere di decidere sulla propria vita

-          e decisa ad ottenere risposte chiare ed esaurienti da chi la governa.

Per questo l’on. Castelli, mostrando tutta la sua insofferenza, non ha trovato per rispondere niente di meglio che:

-                      avanzare le solite accuse (gratuite e personali) di “qualunquismo”, di “pessimismo di sinistra” e di “fannullismo” dei dipendenti pubblici

-                      ed esibire, di contro, i sudori patiti (si direbbe ancora impressi sulla propria camicia!) per i sacrifici e la gavetta compiuta in prima persona da giovane (“io, per lavorare, partivo da casa alle 04:00 del mattino per ritornare alle 02:00 della notte!”…).

Il registro delle risposte, gira e rigira, resta sempre invariato, risultando:

-          o del genere “di che si lamenta Lei? E’ una sig.rina giovane e carina, si dia da fare! Possibilmente si cerchi per sposo il figlio di un impresario!”

-          oppure del tipo “siete i soliti pessimisti! Ai miei tempi si stava molto peggio!”.

 

E’ questa la risposta che merita di ricevere una madre di due figli che, dopo aver dedicato la propria vita allo studio ed all’insegnamento (ad apprendere ed a trasmettere quanto appreso), a 35 anni si ritrova espulsa dalla Scuola come se fosse divenuta un soggetto inutile ed “indesiderato”?

La risposta data dall’on. Castelli, oltre ad essere una “non risposta” (essendo del tutto evasiva ed inconcludente...), è “offensiva” per quelle migliaia di precari italiani che si ritrovano nella medesima condizione della sig.ra Evola, che non possono nascondersi facilmente tra i numeri di fredde ed astratte statistiche!

Quello che il ministro Castelli definisce “voler la pappa pronta” (rivolgendosi ai precari come, in altri tempi, l’allora ministro Padoa Schioppa si rivolgeva ai giovani italiani, tacciandoli semplicisticamente di essere “bamboccioni”) altro non è che la semplice rivendicazione dei diritti sociali più essenziali, in primis quello ad un lavoro “dignitoso” e “tutelato”, un principio quest’ultimo:

-          che trova fondamento nella nostra Costituzione fin dal suo “art. 1” (che non a caso un altro ministro del Governo, Brunetta, propone di cambiare!)

-          e che, in una Società avanzata “dei diritti e delle opportunità”, non dovrebbero nemmeno essere in discussione!

Come si può discutere dei problemi reali del Paese quando il proprio interlocutore (chiunque esso sia) utilizza argomentazioni così “incomprensibili” e strumentali?!

 

Probabilmente, dunque, le risposte che Barbara Evola si aspettava di ricevere dalla politica erano ben altre. Ad esempio:

1-                  Si sostiene che i tagli ai finanziamenti per la Scuola pubblica dipendono dal fatto che le spese per il settore del ministero dell’Istruzione (ossia statali) siano destinate per il 90% agli stipendi degli insegnanti.

Ma ciò non si spiega col fatto che le spese di gestione e per le strutture del settore scuola sono demandate in gran parte agli enti locali (comuni, province e regioni)?

2-                  Si proclama che occorre abbattere gli sprechi della Scuola pubblica (e della pubblica amministrazione tutta).

Ma tagliare “di netto” 8 miliardi di finanziamenti per la Scuola pubblica è una misura funzionale all’eliminazione degli sprechi e delle inefficienze del settore?

Ed inoltre: sono da considerare “sprechi” solo e sempre il “capitale umano” rappresentato dai docenti?

3-                  Gli interventi sulla Scuola pubblica del Governo hanno comportato la riduzione del corpo docente (di “18 mila” unità) ed il conseguente accorpamento di più classi (le quali, oggi, possono raggiungere e superare quota 30 componenti!).

Ma consentire il formarsi di classi numerose (per non dire “affollate”) è un effetto “indesiderato” della riforma compatibile con gli “standard minimi di qualità” che l’istruzione pubblica dovrebbe garantire?

Tornare a classi “formato anni ’60” (per il numero dei componenti ed, inoltre, per il ritorno al “maestro unico” nelle scuole elementari) è una innovazione o un pericoloso passo indietro?

4-                  Si difendono i tagli al ministero dell’Istruzione (voluti da Tremonti) per ragioni d’economia della spesa pubblica.

Ma come è possibile che le stesse ragioni consentono al ministero dell’Economia (con decisione del 28 dicembre 2009) di far scattare aumenti salariali di ben “220 euro mensili” dal prossimo maggio per gli insegnanti, ma solo “di religione”?!

 

L’ARTICOLO PROSEGUE SU:

http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/DIRITTI-PRECARI-b1-p232.htm
18:11:44 . 18 Gen 2010

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http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/DIRITTI-PRECARI-b1-p233.htm

Commenti

Commento di: professore incazzato [ Visitatore ] Sito Web
Su facebook c'è un gruppo che sta protestando e sta cercando di portare la questione in Parlamento:
http://www.facebook.com/group.php?gid=254207197696

Il gruppo è molto serio e organizzato, stiamo cercando contatti con giornalisti e politici, se potete dare una mano iscrivetevi e date un'occhiata nell'area Discussioni.

Grazie.
   18.01.10 @ 20:12:51

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