Alla vigilia delle imminenti elezioni ed alla chiusura della avvilente campagna elettorale cui abbiamo assistito (nel corso della quale “di tutto” si è discusso fuorché di politica e di prospettive per l’Europa …), non voglio parlare di politica italiana (forse per non cadere troppo in basso …). Voglio sentitamente invitarvi, al contrario, a leggere con attenzione il seguente “discorso all’Umanità” (così si può definire) pronunciato dal Presidente americano Barak Obama in Egitto.
Qualche breve considerazione.
Personalmente Barak Obama, fino a pochi mesi fa (quando era ancora in corsa con Hillary Clinton per la candidatura alla Casa Bianca), non era stato in grado di “appassionarmi” e convincermi particolarmente, al contrario della generalità di opinionisti di tutto il mondo. Dietro l’indiscutibile “volto nuovo” da Lui rappresentato, infatti, temevo che si potesse nascondere un candidato politico:
- capace di puntare tutto solo sulla sua “diversità di colore” per conquistare i facili entusiasmi della gente (desiderosa di un visibile cambiamento dopo la precedente e “disastrosa” presidenza Bush)
- ma privo della personalità ed esperienza necessaria per non finire vittima dei diktat e delle manipolazioni delle lobby pronte ad appoggiare in ogni caso il Presidente eletto.
A distanza di pochi mesi, invece, devo riconoscere di essermi “enormemente sbagliato” nei miei giudizi (o pregiudizi): Barak Obama ha dimostrato, fin da subito, di puntare a rimanere nella storia degli Stati Uniti (e del mondo) come uno dei Presidente più progressisti e innovatori!
Fin dalle prime settimane successive alla sua elezione, il neo-presidente americano ha dato prova con i suoi primi atti di voler realizzare immediatamente le sue promesse elettorali: gli investimenti nella ricerca e nella istruzione pubblica, la prospettata riforma della sanità, il rafforzamento del welfare state americano, la svolta energetica in favore della “green economy”, il salvataggio delle case automobilistiche americane (e, con esse, di migliaia di posti di lavoro) … questi sono solo alcuni degli esempi che si possono riportare!
Dove il Presidente americano ha mostrato più coraggio e intraprendenza, però, è stato proprio in politica estera: l’America ha d’improvviso cambiato volto e si presenta al mondo (dopo la triste parentesi neo-imperialista ed unilaterale di Bush) come portatrice di valori condividi e difensore di ideali comuni!
Le più grande incognite per l’Amministrazione Obama restano:
1- dal punto di vista interno, gli sviluppi della crisi economica
2- dal punto di vista estero, la vittoria di un governo di estrema destra in Israele e la probabile riconferma del presidente iraniano al governo del paese musulmano.
In ogni caso gli Stati Uniti si dimostrano ancora una volta un paese dalle potenzialità e dai paradossi straordinari: per fortuna, in questo momento, sembra che l’America possa esprimere il meglio di sé grazie ad un Presidente straordinariamente “fuori dagli schemi”!
Non so quanto tempo dovrà ancora passare in Italia per arrivare ad eleggere un leader:
- di simile spessore politico (ed, oserei dire, “morale”)
- ed in grado di pronunciare un discorso (quale quello che segue) che in parte sembra far rivivere i sogni di Marthin Luther King e gli ideali di Ghandi!
So solo che la nostra politica italiana (il più delle volte “fastidiosamente” provinciale ed incapace della sia pur minima lungimiranza!) avrebbe tanto da apprendere dall’intraprendenza e dalla idealità del presidente Obama. Una su tutte: per scrivere il suo discorso, l’uomo più potente al mondo ha designato un giovane 31enne americano …
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“DISCORSO ALL’UMANITA’” PRONUNCIATO DAL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, BARAK OBAMA, AI GIOVANI RIUNITI ALL’UNIVERSITA’ DE IL CAIRO (4 GIUGNO 2009)
(SALUTO INIZIALE)
Sono onorato di essere nella città senza tempo del
Cairo (…). Per oltre un millennio Al-Azhar è stato un faro per la cultura araba
e da più di un secolo l’università del Cairo è stata la fonte dello sviluppo dell’Egitto.
Voi, insieme, rappresentate l’armonia tra progresso e tradizione (…). Sono
fiero di essere il portavoce della buona volontà del popolo americano e di
portare un saluto di pace dalle comunità musulmane del mio paese (…).