(spazio laico, riformista, libertario, legalitario, culturale, poetico, ambientalista e animalista)
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Inesistenti rughe di un autoritratto sbiadito
ritraggono impenetrabili geroglifici
nel volto chiuso della sera,
confondendo in espressioni svanite
acri pensieri di pane
inghiottiti come dolci veleni.
Sol così l’urlo improvviso di un sole d’inverno
solleverà da tergo
parole mai uscite gettate nel vento,
dando voce al gelante silenzio …
Coperte le distanze dentro sé
scopriamo quel che veramente si è,
soffocando il respiro
nella nostra più comune indifferenza
e guardando sempre più lontano dalla finestra ...
per non guardarci mai dentro.
Capaci di reagire perché incapaci d’agire
lasciamo che tutto scivoli via in fretta,
come sabbia tagliente tra le dita.
E come pigne sospese su un ramo
in attesa che il soffio di un bimbo lo spezzi
viviamo soli nell’epoca delle passioni tristi,
confidando che anche Dio si addormenti …
g.s.
Che rimane di tutto?
Niente,
forse un sasso nella bocca,
polvere tra le dita
o una foce
che esplode negli occhi …
Tutto si sfalda
in un lento abbandono,
su di un letto sfatto di pensieri
cigolanti e vinti …
All’istante si sorpassa senza fretta
il presente,
braccati in caccia dal futuro.
Ho perso le parole.
Son rimaste solo le ore
a rimuginare all’angolo,
scricchiolando
all’ultimo stadio di un pensiero …
Convinzioni strappate al caso
spazzano via decisioni avventate
ai piedi di laconiche incertezze.
Tutto s’incatena al niente
sospeso all’estremità di un ponte
tra pornografiche luci di cielo
e inquietanti ombre del suolo.
La logica è ordinaria follia:
l’eresia della ragione
che uccide in un abbraccio l’illusione,
tenendoci ancorati al presente
senza catene.
Le lacrime del mare
non hanno religione:
son quelle dell’uomo
l’incesto tra carne ed emozione …
Non è tutto falso,
non è tutto vero:
siam solo catene
appese al filo stringente
d’un pensiero …
Tu che scambi il suo amore
per possesso
e la donna al tuo fianco
per lo sfogo delle tue frustrazioni e debolezze:
chi sei tu, vile,
per spezzare le ali ad un angelo?
Chi sei tu, insignificante nella vita,
per soffocare la sua voce
-repressa ed impalpabile-
tra le tue mani
-esangui ma inesauribili-,
ingabbiandone ogni sua speranza
nel tugurio della tua coscienza?
Come puoi scaricare sulle sue esili spalle
il fardello d’umiliazioni e vergogne
della tua morbosità?
Come puoi seppellire l’emozione
nella fossa vuota del tuo cuore,
e -dopo tutto-
avere ancora il coraggio di guardare?!
Farfalla dalle ali spezzate,
fuggi dai resti di questa vita,
sciogli ogni laccio ancora teso al cuore,
rompi il silenzio
e libera il tuo represso pianto
in urlo colmo di libertà!
Anche se un arcobaleno in bianco e nero
copre il cielo grigio di solitudine,
mira oltre il tuo sguardo denso di pudore,
fallo ora,
adesso,
per sempre!
Nessuna gioia potrà sanare
le ferite di un cuore irrimediabilmente spezzato,
come pane sconsacrato …
nessuna rinascita potrà ristabilire l’equilibrio
di un’anima appesa a un filo …
nessuno potrà ridonare la luce perduta
al tuo ormai secco viso,
scavato dal tempo e dalle lacrime …
Ma dove non puoi giungere domani,
in un batter d’ali,
potrai arrivare negli anni,
sui piedi e con la testa.
E se scegliendo la nuova strada,
seppellendo il tuo passato,
proverai paure, sentirai rimorsi,
lasciati andare,
che tu sia quel che veramente sei,
scopriti da ogni telo,
perché non esiste vita migliore
di quella che vogliamo
e non c’è motivo per non desiderarla!
Come da un seme scippato a un fusto
può nascere un fiore,
così da un presente sottratto a un destino vile
può nascere la speranza di un domani migliore!
E finché non riacquisterai il dono del sorriso
non saprai mai quanto bene possa farti
un semplice sorriso …
Tra macerie di vita
resa men che niente,
gracili fili d’erba
-più sottili di ogni speranza-
invadono rovine
di una Gaza fatta fango …
Quel che resta oggi
-di ieri-
è soltanto un aquilone
solitario su nel cielo amianto,
per sempre scippato
al sogno infranto di un bambino …
Piccole stelle
esplodono con un sorriso in viso
negli occhi pien di vita dei bambini
di una piccola stretta terra,
imbrattando le strade della loro ingenuità,
attingendo dalla tavolozza colorata dei loro pensieri
un arcobaleno di sogni.
La spontaneità dei gesti dei bimbi
permette loro di guardar ancora in alto
solo per ammirar le stelle:
inesauribile fonti di speranza per gli altri,
sono sempre pronti a dimenticare il giorno prima
per progettarne un altro...
Nella verginità dei loro sentimenti
ai piccoli non è dato conoscer l’odio,
ma la sofferenza si:
la vedono ogni giorno negli occhi familiari dei grandi,
la nutrono ogni notte del rammarico
di non avere conosciuto in tanti …
Figli di un popolo senza Stato e senza terra,
loro non sanno cos’è la guerra
e possono costruire solo muri di sabbia:
vorrebbero liberamente giocare,
fuori dai bunker dell’ultimo rifugio;
apertamente rincorrersi coi compagni d’oltre muro,
non distinguendo per nascita o religione;
semplicemente sognare ad occhi aperti,
senza rabbrividire del sangue sparso intorno!
I bambini non sanno perché i loro padri
a volte li salutano con una cinta imbottita addosso,
come per un addio;
non comprendono perché ogni giorno
la gente scenda in strada
con in braccio un piccolo fagotto di lenzuola;
non si spiegano come mai certe notti
il cielo di Gaza s’illumina a giorno -come se esplodesse-
e la gente rifugge -anziché rincorrere- le stelle cadenti …
Nell’ignoranza della loro età
a volte piangono senza un perché
-o solo perché piangono gli altri-.
Molti di loro non lo scopriranno mai,
poiché non ne avranno il tempo;
molti tra loro lo capiranno appena più tardi,
quando -costretti a diventar grandi bruciando le tappe-
avranno anch’essi imparato ad odiare …
Frammenti d’indicibile pensiero,
briciole d’umana inconsistenza,
si accalcano disordinatamente in mente
quali stormi in fuga dal cielo.
Impazientemente
tutto crolla come fosse niente:
scaraventati giù verticalmente,
ribaltiamo tutto in cerca di sentenze,
cercando l’acuta saggezza
tra avanzi d’insipida ignoranza.
Il dolce e l’amaro del giorno
rivive la notte,
sì che
-anche a volerlo-
non potremmo più nasconderlo tra le mani:
basterebbe togliersele dagli occhi
per accorgersi di mentire a se stessi …
Intanto l’uomo invisibile del giorno fattosi notte
si gode in solitudine
quell'attimo maturo di trepidante attesa,
seguendo da anni
le luci inconsistenti dell’alba …
Gli occhi spenti di una muta sera
affondano i piedi su una tiepida sabbia di stelle
calpestando quel senso d’inquietudine e incanto
dell’uomo senza domande dell’immenso.
Sulle onde bramose d’una lacrima
si riflette la luna morente
che s’infrange contro una scogliera d'anime,
l’ultima muraglia della sera.
E’ imbrattando d’animosità la quiete
che risorgo ogni giorno dal mare,
trovando l’istinto oltre la ragione …
Un pensiero senza senso
priva l’emozione di un istante,
creando il vuoto intorno alla vertigine...
Una vita avvitata sui suoi passi
lentamente sprofonda
in un oceano di parole senza sponde...
Sulla tua chiaroscura pelle
immagini indefinite di un domani
si riflettono,
per poi dileguarsi
su un fondo d'inesplicabili ricordi...
Ed io?
Il centro di un tutto intorno al nulla,
un cerchio creato
per far quadrare gli occhi,
per una pura geometria dei sensi…
In repliche di nostalgia
s’inscena un possesso indisturbato
-senza desiderio né speranza-,
sempre veglio rifugio della solitudine.
Un amore drogato dal destino
fugge in fiamme
tra i vicoli di disillusioni e incanti
di un giardino abbandonato …
Nel silenzio
spazi liberi si riempiono d’intrecci
mentre sprofonda -bugiarda- la verità
in paludi di parole fatte fango.
Fino a quando recitare
nel teatro della vita
costruendo castelli di sogno
sulle nostre menti inquiete?
Mute parole
-fruscianti come foglie d’autunno
gettate per strada dal vento-
cadono inermi
sulla terra arida e spoglia
spianata da pensieri scostanti
di solitudini e tristezze …
Quando l’eco della città
risponderà al tuo silenzio?
Schiaritasi la nebbia dagli occhi,
levatasi un’alba dentro,
un orizzonte d’immagini e confusioni
si estende sul letto di Primavera …
Tolto il chiodo che inchiodava frustrazione,
sento un respiro affannarsi nelle vene,
giungere forzatamente al cuore
per riempirmi d’esaltazione e incanto!
Come fiumi di un desiderio in piena,
naufragano sogni di cristallo
straripando in gioie e amarezze,
reggendo aperti gli occhi d’uomo
e tenendo vivo il cuore d’un bambino.
Oramai mi riduco a cumuli
di “Timore” e “Speranza”:
il Timore d’innamorarmi …
… e la Speranza d’amare te …
Come un mare ardente d'agosto
mi assali con la tua presenza,
m’inondi d’abbracci e tenerezza
arenandoti al mio fianco
per ritrarti ancor bagnata al mattino…
E come l’acqua ardita tra i venti
sfila le vesti alla spiaggia desueta di maggio,
la tua mano si abbandona umida alla mia,
lasciandomi
perdutamente bere
tra piaceri e incanto…
Non una parola,
non uno sguardo in più allo specchio
che potesse distrarci.
Un abbraccio,
un lieve tremore di gambe
ballanti ritmi senza voce
di sacralità e rivolta.
Il vento accarezzava il tuo sorriso,
mentre io
-geloso-
riprendevo lentamente il cammino
lungo i passi del tuo respiro…
La città della sera
-come un mappamondo di stelle
ubriache di malinconia-
si riflette su un cielo di occhi,
si perde in una miriade di sentieri
che si acquietano inondandosi di luci…
Su quale uscio il vento
venderà il suo profumo?
G.S.
Un mistero di silenzio ci separa
mentr’io ti sento ancor più vicina,
nei paraggi dell’esistenza.
Nelle tue labbra ordinatrici
trova ordine la mia vita;
le tue parole racchiudono inesplicabili spazi,
varcando senza vesti
profondissime gote
ed indugiando librate nell’aria
(come aloni sospirati dal vento…).
La mia voce tremante
s’incatena alla tua suadente;
in ogni mio pensiero
converge un brivido in fiamme,
mentre il mediterraneo delle mie labbra
emette
scintille
di fuoco
-per te-.
Ti ho vista,
in un momento ti sei persa;
mi ungesti di luce
e in un attimo i miei occhi
presero la forma dei tuoi sguardi,
liberando per te
sguardi d’Amore incontrollati
(vetri spezzati che si specchiano,
granelli di sabbia che si bagnano…).
Un linguaggio ancestrale
trasuda dal tuo sorriso,
mentre la mia mano
- impigliata nella rete di oggi e di ieri -
è ancora riversa sulla tua,
rifugiandosi in una valle d’eternità e d’immenso…
Imprigionato ai tuoi passi
seguo la tua ombra in simbiosi;
ogni carezza
-freccia puntata d’ogni tentazione-
permuta il dolore represso in un grido,
mentr’io raccolgo un fiore bianco di magnolia
per ritrarti un’altra volta.
Abbattuti muri di resistenza,
tolgo il sonno alle labbra,
supero ogni lecito confine,
perché un bacio ricopra la distanza che rimane
tra la tua Amicizia
ed il mio Amore!
Ed intanto sento sprofondare sotto me un vuoto
cresciuto all’altezza esatta del piacere
(pozione segreta da bere
- rabbrividendo -
in fretta).
Addormentata nella strada d’un sogno,
rivedo te ogni giorno
nell’orbita di gesti non compiuti,
di sguardi non sferzati;
la notte il rosso dei miei pensieri
tinge le tue vesti di carne
per dare l’ultimo tocco
alla tela che ti ritrae folgorante
(scintilla di sole
pronta ad infiammare il cielo!).
Il nostro Amore rimarrà
il sogno irrealizzato d’un bambino,
il volo accennato d’un gabbiano,
il frutto non raccolto d’un giardino,
perché noi siamo
come due abissi che s’incontrano:
un pozzo senza luce
che fissa il suo cielo senza fondo…
Quando è il tuo silenzio a parlare
tutto
tace
all’istante,
mentr’i tuoi occhi
esplodono in cielo di stelle.
E’ un “ensemble” di sensazioni
che non ha voce…
(e che s’incendia incatenando il mare!)
Sono spazi decrescenti di vita
queste lacrime vuote
che a tratti riemergono in mare
inondando canali secchi e paralleli
di pensieri aridi e blasfemi
che marciscono al fondo,
alla foce dell’anima.
g.s.
Il ricordo mi inonda
di parabole di incroci
segnati dal caso.
Una carezza attraversa
-da una sponda all’altra-
il mio mare d’inquietudini.
Pareti costruite dal tempo
-una dopo l’altra-
affondano,
aprendo brecce d’incoscienza.
Ed io risalgo
da una chiocciola di scale,
sentendo il mondo girare
sotto i piedi…
g.s.

le onde parlare,
vederti contemplare il mare
da lontano.
Sei un soffio di cielo
che m’accarezza,
e la scintilla di cuore
che m’accende.
Con te ho riprovato
il pianto di un bimbo che nasce:
l’emozione che cresce
per esplodere in un sospiro.
Amarti è come vezzegiarmi l’anima:
l’unico segreto che mi rimane
è credere nell’Amore,
è crederci sempre.
g.s.
FOCE
Che rimane di tutto?
Niente,
forse un sasso nella bocca,
polvere tra le dita
o una foce
che esplode negli occhi…
CARTA CRESPA
Nel silenzio contemplo la vita
e ricerco una strada,
srotolando pensieri
arricciati come carta crespa.
g.s.