COS’E’ IL “PORCELLUM”?
“Porcellum” (o “porcata”) è volgarmente definita la legge n. 270 del 2005, ossia la vigente legge elettorale per le elezioni politiche nazionali.
Perché è definita tale? Per la semplice ragione che fu lo stesso promotore di tale legge, l’allora (ancor oggi!) ministro del Governo Calderoli, a definirla letteralmente una “porcata” dopo soli tre mesi dalla sua approvazione parlamentare (in occasione di un’intervista a Matrix del 15 marzo 2006).
Da qui l’appellativo di “Porcellum” (storpiando il nome “Mattarellum”, con cui era nota la precedente legge risalente al 1993).
PERCHE’ LA LEGGE ELETTORALE VIGENTE E’ UNA “PORCATA”?
L’elemento più discutibile della legge n. 270 non è tanto il passaggio:
- da un sistema elettorale “misto” (prevalentemente maggioritario con quota proporzionale)
- ad un sistema elettorale “proporzionale” (sia pur corretto da un premio di maggioranza)
bensì:
1- l’introduzione di “liste bloccate”.
L’elettore può votare solo per il partito d’appartenenza, senza alcuna possibilità d’indicare le sue preferenze personali (come, invece, avviene per le elezioni europee, regionali e comunali): è rimessa esclusivamente alle segreterie di partito, invece, la stesura delle liste e dell’ordine d’elezione dei candidati!
Perché ciò sarebbe una “porcata”?
Semplicemente (si fa per dire!) perché tale sistema:
a. toglie ai cittadini il diritto di “voto sostanziale” (ossia di scegliere liberamente le persone da cui essere rappresentate in Parlamento)
b. trasforma il Parlamento in un’Assemblea di “nominati” (piuttosto che di eletti!), la cui elezione dei componenti dipende esclusivamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti
c. trasforma la democrazia in una “partitocrazia”, un regime di rappresentanza democratica diretto e gestito arbitrariamente dai partiti
d. e mortifica il ruolo e l’autonomia dei parlamentari (se sono le segretarie di partito a “scegliere” i propri rappresentanti parlamentari, si tende inevitabilmente a far prevalere criteri clientelari o parentali piuttosto che meritocratici nella scelta dei “nominati”, assicurandosi dagli eletti non il meglio della competenza e professionalità bensì il massimo della fedeltà e della sudditanza!)
2- l’assegnazione al Senato del premio di maggioranza su “base regionale” (non nazionale).
La coalizione vincente in una determinata regione, dunque, si assicura almeno il 55% dei seggi della regione stessa.
Il problema risiede nel fatto che, potendo le maggioranze politiche variare da regione a regione, ciò rischia:
a. di non garantire una maggioranza politica stabile al Senato (contrariamente a quanto garantito per la Camera: esattamente ciò che è accaduto, per intendersi, nella precedente legislatura di centrosinistra!)
b. di determinare, addirittura, maggioranze politicamente diverse tra la Camera ed il Senato!
COSA PREVEDE IL REFERENDUM DEL 21 GIUGNO PROSSIMO?
Fallito ogni tentativo parlamentare di riformare della legge elettorale, il Comitato promotore del referendum creato dai prof. Segni e Guzzetta ha indicato la via referendaria come unica strada maestra per scardinare dal basso un sistema elettorale inadeguato e “poco democratico”.
In effetti, la storia della seconda Repubblica italiana dimostra come solo la minaccia referendaria ha spinto il Parlamento ad intervenire in materia elettorale!
Ma cosa prevede concretamente il referendum?
Gli Italiani, il prossimo 21 giugno, saranno chiamati ad esprimersi su tre quesiti referendari:
PRIMO: col primo quesito si chiede:
- l’introduzione di un “premio di maggioranza” (pari all’assegnazione del 55% dei seggi) in favore della singola lista più votata alla Camera dei Deputati
- e l’innalzamento della soglia di sbarramento al 4% per l’accesso alla Camera dei deputati.
SECONDO: col
secondo quesito si propone:
- l’introduzione di un “premio di maggioranza” (sempre del 55% dei seggi) anche al Senato in favore della singola lista più votata
- e l’innalzamento della soglia di sbarramento all’8% per l’accesso al Senato.
TERZO: col terzo quesito, infine, si reclama di abrogare le “candidature
multiple” (anticipo ora che quest’ultimo quesito è l’unico dei tre sicuramente
condivisibile!)
rispetto le posizioni legittime di tutti, compreso di chi è favorevole al referendum.
Non posso però non controbiettare alle sue obiezioni che mi paiono sinceramente semplicistiche e facilmente confutabili:
PRIMO:
Nessuno ha negato che già oggi il premio di maggioranza potrebbe andare anche alla singola lista più votata (se venisse meno la logica degli schieramenti e tutte le forze politiche corressero da sole ed alla pari).
Il punto che Lei non evidenzia, però, è che:
a- il referendum, se passasse, vieterebbe per legge le coalizioni (mentre oggi le forze politiche sono incentivate a coalizzarsi prima delle elezioni per conseguire più facilmente il premio di maggioranza)
b- in base alla legge Calderoli:
- ciò che è formalmente possibile (l'assegnazione del premio di maggioranza alla singola lista più votata in mancanza di coalizioni)
- è praticamente impossibile o inimmaginabile: ammettendo pure che il Pdl corresse da solo alle prossime elezioni politiche, difatti, le forze politiche contrapposte non avrebbero nessun interesse a fare altrettanto, bensì sarebbero invogliate a coalizzarsi risultando così non impossibile ma facilmente ipotizzabile superare insieme (Pd+Idv+Sd+Radicali e magari + Udc, per esempio) i consensi del singolo Pdl! Ragion per cui il Pdl, allo stato, si terrebbe bene lontano dalla tentazione di rinunciare alla coalizione indispensabile con la Lega!
SECONDO:
Lei ha ricordato che già oggi esistono soglie di sbarramento che eliminano dalla rappresentanza politica (giustamente) i partiti minori.
Quel che non ricorda, però, è che tale soglie sarebbero destinate ad alzarsi di colpo in Senato, in maniera spropositata, dal 4 all'8% (con ciò mettendo in discussione anche la rappresentanza politica di Udc, Lega ed Idv!)
Questo contro l'esigenza democratica di pluralismo della rappresentanza politica!
TERZO:
Lei dice: "Le preferenze? Nessuno ha mai detto che sarebbero cambiate col referendum".
Non metto in discussione la sua buona fede ma constato il modo scorretto e disinformativo di condurre la campagna pro-referendum che gran parte della politica sta conducendo!
Per essere precisi, fino ad ieri sera (3 giugno), nel corso della puntata di OttoeMezzo su La7, il segretario Franceschini ha letteralmente preso in giro gli Italiani non ancora ben consapevoli del contenuto del referendum (cioé la stragrande maggioranza!) invitandoli a votare Si "per ridare ai cittadini la facoltà di scegliere i propri eletti al Parlamento": quanto di più falso e lontano dalla realtà! (non ripristinandosi affatto, questo referendum, le preferenze!)
QUARTO:
L'altra tesi ripetuta dai sostenitori del referendum (Lei compreso) è la seguente: "la legge Calderoli è una porcata: dunque va cambiata!"
Nessuno più del sottoscritto è d'accordo!
Ma che centra questo col referendum?
Il referendum del prossimo 21 giugno, se passasse:
a- peggiorerebbe "indiscutibilmente" la già brutta "porcata" vigente (rendendola una "super-porcata!), salvo che per il terzo e meno rilevante quesito ...
b- darebbe vita ad una nuova legge elettorale pienamente valida ed efficace:
- nessun obbligo vi sarebbe in capo al Parlamento di cambiarla ulteriormente (anzi, francamente ciò vorrebbe dire infischiarsi della volontà popolare già espressasi col referendum!)
- e, soprattutto, nessun interesse avrebbe Berlusconi (come da Lui già dichiarato!) a modificare la stessa legge per far comodo agli auspici del Pd!
Sostenere che votare "Si" è un modo per invogliare il Parlamento a modificare la legge elettorale, dunque, è la più colossale "bufala politica" che ho avuto modo di sentire negli ultimi anni!
Per queste ragioni, IO MI ASTENGO IL 21 GIUGNO ED INVITO TUTTI GLI ELETTORI A NON ANDARE A VOTARE!!!