Accordo Italo-Francese sul nucleare
1987/2009: 22 anni dopo il referendum con cui gli Italiani si sono espressi per la chiusura delle nostre centrali nucleari, il Governo Berlusconi ha deciso una svolta: l’accordo energetico italo-francese dello scorso febbraio, siglato col presidente Sarkozy, costituisce la “prima pietra” della costruzione di quattro centrali nucleari in Italia entro il 2020!
“Il nucleare è una scelta indispensabile per garantirci l’energia per il futuro”, sostiene Berlusconi: “la politica dei no non è giusta. Chi si oppone all’innovazione provoca un danno sia all’economia che all’ambiente”.
Ma siamo sicuri che non sia proprio la scelta nucleare a causare un danno all’economia pubblica ed all’ambiente?!
Mentre il “neo” presidente Barak Obama dichiara che investirà decisamente sull’ “energia pulita” (anche contrastando le potenti lobby americane), il nostro (“ripetente”) presidente del Consiglio ha scelto la rotta opposta: sottrarre risorse alla ricerca sulle energie rinnovabili per costruire quattro nuovi reattori nucleari!
Per restare a noi vicini, Spagna e Germania (paesi l’uno governato dalla Sinistra, l’altro dalla Destra) in questi ultimi anni hanno visto uno sviluppo esponenziale delle fonti energetiche “pulite”, tale da farle competere con le fonti tradizionali!
Siamo davvero sicuri, allora, che il nucleare rappresenti l’“energia del futuro” anziché un residuo del passato? E se fosse davvero così conveniente e indispensabile, come mai solo il 6% dell’energia mondiale è prodotta col nucleare???
Una nuova politica energetica per un mondo pulito e sostenibile
E’ lungimirante:
- da un lato, destinare per l’energia nucleare ingenti risorse economiche, sottraendole alla vera ricerca del futuro (quella sulle “energie pulite”)
- e, dall’altro, tagliare i contributi per la promozione dell’impiantistica solare (come fatto con l’ultima legge finanziaria di Tremonti)?
Che bisogna tagliare la spesa pubblica (per ridurre l’insostenibile debito pubblico del Paese) è un’esigenza innegabile. Sul “dove” e “come” iniziare a tagliare costi ed i servizi, però, si contrappongono due visioni diametralmente opposte della politica:
non è tagliando i fondi per la ricerca, per la scuola, per la cultura e per l’ambiente (in primis, per le energia alternative) che si costruiscono le migliori prospettive per il domani!
Perché non iniziare -da subito- a tagliare gli sprechi ed a ridurre i costi della politica? Perché (specie in una fase di crisi economica) gli Italiani debbono sopportare, ad esempio:
- lo spreco di 400 milioni di euro per la costosa scelta governativa di non accorpare il referendum elettorale alle prossime elezioni di primavera (l’“election day” avrebbe, d’un colpo, azzerato tali uscite!)
- ed il lusso di mantenere un ente di certo “non indispensabile” come la provincia (tenendo al libro paga 3.000 consiglieri provinciali, senza considerare i presidenti, gli assessori provinciali e le consulenze esterne)?
Secondo i dati dell’Eurispes, la sola abolizione delle province (pur non licenziando alcun impiegato provinciale, che andrebbe riallocato tra i comuni e le regioni) avrebbe consentito, nel solo 2006, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro. Perché non dare un taglio netto a questi costi ed impiegare i fondi risparmiati integralmente nel settore della ricerca sulle energie rinnovabili?
Il sole (che ogni giorno illumina e riscalda la terra) è la più importante fonte energetica che la natura mette a nostra disposizione: un’energia “illimitata” ed a “costo zero”!
Nel desertodel Nevada è stato costruito (in soli 18 mesi!) un impianto per la produzione di energia solare costato solo 200 milioni di dollari e che produce 64 megawatt di energia. Con 20 impianti di questo genere si produrrebbe un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un giga watt! Ed i costi di tali impianti (oggi ancora elevati) si ridurrebbero considerevolmente se ne venissero costruiti in gran quantità.
Secondo il fisico Carlo Rubbia, un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato (un’area equivalente appena allo 0,1% delle zone desertiche del “sun-belt” o Europa Meridionale), potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta!
Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia (producendo un’energia equivalente a quella di 15 centrali nucleari da un giga watt) basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma!
In Italia, replicano gli scettici, non si hanno i deserti per poter realizzare impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Questo non è un ostacolo insuperabile! Basterebbe sviluppare la tecnologia in Italia ma costruire gli impianti solari nelle sole regioni meridionali (ove possibile) e negli sterminati deserti inabitati del nord Africa (trasportando poi l’energia nel nostro Paese).
Altra obiezione ricorrente: il sole non è sempre presente e non garantisce la necessaria continuità dell’afflusso energetico. Falso anche questo! I nuovi impianti solari termodinamici “a concentrazione” catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori.
Prima ancora che una centrale nucleare produca la prima energia in Italia (occorreranno almeno 10 anni), se si investisse fin d’ora concretamente nel settore delle energie rinnovabili (ancora ai primordi …) si potrebbero realizzare risultati stupefacenti!
Un vero piano energetico nazionale lungimirante dovrebbe investire tutto su tre obiettivi primari:
1- sviluppare le fonti rinnovabili di energia (solare, fotovoltaico, eolico …), attraverso incentivi pubblici e l’utilizzo
della leva fiscale
2- ridurre i consumi di energia (ad esempio, favorendo l’utilizzo dei mezzi pubblici e delle biciclette, diminuendo i rifiuti …)
3- ed aumentare l’efficienza energetica del Paese (ad esempio: perché, in primis come fonte di sviluppo ed occupazione, anziché percorrere la facile ma controproducente scorciatoia dell’ennesima “cementificazione selvaggia” del territorio, non si investe sulla “riqualificazione” degli edifici, pubblici e privati?)
Perché la politica è ancora così miopiamente legata a stereotipi vecchi? Perché tanta reticenza ad investire su un “altro futuro energetico” possibile?! La risposta più plausibile, rendiamoci conto, non può che essere una: “il sole non è soggetto ai monopoli, e non paga la bolletta …” (C. Rubbia).
Gaspare Serra
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Saluti